Crea sito
0 In Poesie

“Amai” e “Tre momenti”- Umberto Saba





Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

(Mediterranee, 1946)


Di corsa usciti a mezzo il campo, date
prima il saluto alle tribune.
Poi,quello che nasce poi,
che all’altra parte rivolgete, a quella
che più nera si accalca, non è cosa
da dirsi, non è cosa ch’abbia un nome.

Il portiere su e giù cammina come sentinella.
Il pericolo lontano è ancora.
Ma se in un nembo s’avvicina, oh allora
una giovane fiera si accovaccia
e all’erta spia.

Festa è nell’aria, festa in ogni via.
Se per poco, che importa?
Nessuna offesa varcava la porta,
s’incrociavano grida ch’eran razzi.
La vostra gloria, undici ragazzi,
come un fiume d’amore orna Trieste.

(Il canzoniere, vol. III, “Parole” 1933-34)

Note sull’autore

Umberto Poli (Trieste 1883-Gorizia 1957), in arte Umberto Saba, lascia incompiuti gli studi commerciali e si dedica per tutta la vita alla poesia e al commercio dei libri. Nel 1900 comincia a scrivere i primi versi, che pubblica a Firenze (Poesie) con lo pseudonimo di Saba, in ebraico significa “pane”. Nel 1908 sposa Lina, la musa ispiratrice di molte sue liriche, ed ha una figlia. Tornato a Trieste dopo la fine della prima guerra mondiale, apre una libreria antiquaria, continuando a scrivere e collaborando a giornali e riviste. Nel 1921 riunisce nel Canzoniere tutte le poesie pubblicate, tuttavia trovando l’opposizione della critica.

Dopo l’emanazione delle leggi razziali fasciste, Saba, la cui madre era israelita, fugge dapprima a Parigi, ma poco dopo tornò in Italia: prima a Firenze e a Roma, dove resta nascosto durante l’occupazione tedesca, poi a Milano e infine a Trieste, e ivi rimane, salvo sporadici spostamenti per ragioni di lavoro, per il resto della vita. Caratteristica della personalità poetica di Saba è d’essere rimasta libera da ogni influenza esterna, da quella mitteleuropea della sua città di origine, da quella fiorentina de La Voce, più tardi dal frammentarismo, dal formalismo e dall’ermetismo, rappresentando un mondo che, pur nella consapevolezza del dolore, da lui definito “serena disperazione”, nasce da un sincero e “doloroso” amore per la vita: il mondo semplice e onesto della realtà quotidiana, in polemica con l’allora imperante D’Annunzio e vicino ai crepuscolari, come Gozzano, del quale però non condivide l’atteggiamento critico e ironico verso “le buone cose di pessimo gusto”. Al contrario, Saba aderisce con calore alle cose che lo ispirano, usando un linguaggio semplice, quasi dimesso, lontanissimo dalla retorica e dalla drammaticità, per avvicinare il lettore, anche l’uomo comune, e comunicare con lui. Sceglie quindi la parola non per le sue suggestioni musicali, come avrebbe fatto D’Annunzio, o analogiche, come gli ermetici, ma per il suo valore semantico, capace cioè di esprimere oggettivamente un pensiero o una cosa che essa deve rappresentare, esclusa ogni mediazione culturale.

La tematica di Saba risponde pienamente al gusto e alla sensibilità del poeta: si potrebbe dire che il dualismo culturale di cui poté fruire, tra Germania e Italia, fu all’origine del suo scetticismo e del suo pessimismo, che fu poi un pessimismo non certo leopardiano, ma dolce, rassegnato, malinconico. I suoi temi non costituiscono né allusioni né simboli, ma evocazioni di personaggi e luoghi della sua vita, di gioie e di dolori intensamente vissuti: il mondo degli animali e delle cose, la moglie Lina, la figlia Linuccia, la balia, il piccolo Berto, immagine rifratta del poeta fanciullo.

Da sottolineare anche l’influsso della psicanalisi sull’opera creativa di Saba, avvertibile nella raccolta poetica Il piccolo Berto (1929-31) e più ancora in quel singolare documento critico-biografico-apologetico che è la Storia e cronistoria del Canzoniere (1948) dove Saba assume la metodologia freudiana per spiegare il suo iter poetico. Tutta la lirica di Saba è raccolta nel Canzoniere (per le sezioni principali si ricordano Trieste e una donna, 1910-12; Preludio e canzonette, 1922-23; Cuor morituro e altre poesie, 1925-30; Parole, 1934; Ultime cose, 1944), pubblicato in edizione definitiva nel 1945 e con alcune aggiunte nel 1961. Pubblicò inoltre le prose Scorciatoie e raccontini (1946) e Ricordi-Racconti 1910-47 (1956). Postumi (1975) sono usciti il romanzo Ernesto e il volume L’adolescenza del Canzoniere e undici lettere, una raccolta di versi esclusi dal Canzoniere dopo il 1921 e di lettere inedite relative agli anni 1902-53.

Ti è piaciuto questo articolo?

Punteggio medio 3 / 5. voti 2

Ancora nessun voto. Sii il primo a votare!

Se ti è piaciuto...

Condividi sui social!

Nessun Commento

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.