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0 In Racconto breve: una guida

I consigli di scrittura di Čechov

Come sappiamo, la scrittura creativa può avere davvero mille sfaccettature e può trattare di infiniti argomenti. Se qualcuno ci si sta approcciando per la prima volta, chi meglio di un grande autore russo può dare consigli di scrittura?

A volte si potrebbe essere portati a pensare che, se dobbiamo scrivere poco in quantità, il lavoro ci risulterà più facile; è proprio per questo che vorrei dedicare questa rubrica al genere del racconto breve. Si tratta paradossalmente di un genere estremamente ostico, perché lasciare qualcosa al lettore avendo a disposizione poco spazio è tutt’altro che semplice. Ci si può però lasciare ispirare da innumerevoli grandissimi scrittori che con i loro racconti hanno fatto la storia, e costituiscono una miniera d’oro di tecniche e consigli di scrittura. Lo scopo di questa serie di articoli è appunto quello di riunire alcuni suggerimenti e consigli di scrittura, a cominciare da un punto di vista russo: quello di Anton Čechov.

Nonostante i racconti di Čechov siano tantissimi e spazino moltissimo nelle tematiche, si può notare un filo conduttore ben visibile che li lega, almeno per quanto riguarda le tecniche. Aiutandoci con gli appunti presi da lui stesso e recuperati per la maggior parte da epistolari, andiamo a vedere cosa consiglia l’esperto a riguardo.

Conoscere sempre quello di cui si scrive

Trovo che questo, tra tutti i suoi consigli di scrittura, sia la base da cui partire.

Ovviamente non si tratta di consigli da prendere alla lettera, anche perché ci sono moltissimi scrittori che narrano storie del tutto inventate; Čechov ritiene tuttavia che mentire in arte sia una cosa gravissima. È ovvio che, oggettivamente, scrivere di qualcosa che si conosce può conferire una marcia in più sotto moltissimi punti di vista, anche perché le parole risulteranno molto più reali e credibili. Forse, del resto, persino chi le sue storie le inventa, parte sempre da un qualcosa di autobiografico o che ha vissuto realmente, anche se ciò al lettore non traspare.

“Non inventare sofferenze che non hai provato, non descrivere paesaggi che non hai veduto – giacché in un racconto la menzogna infastidisce assai più che in una conversazione.” (Da una lettera ad Aleksandr Čechov, suo fratello. Mosca, 6 aprile 1886)

Rappresentare gli esseri umani con i loro difetti

Siamo molto abituati a leggere di personaggi carismatici, attraenti e buoni d’animo; questo è anche il motivo per cui quando leggiamo un romanzo riusciamo a simpatizzare con il protagonista facilmente e a volte ci affezioniamo a lui.

Secondo Čechov, però, è troppo facile scrivere solo di doti e virtù: la vita è fatta anche di delusioni, rabbia, frustrazioni e malignità; sono cose che esistono e che gli scrittori non possono ignorare o lasciare da parte. Čechov scrive infatti spessissimo racconti estremamente cinici, in cui i protagonisti risultano molto vili o insulsi se non addirittura inetti. Altre volte, al contrario, si atteggiano quasi da superuomini, come ad esempio ne Il monaco nero (1894): qui abbiamo infatti un protagonista chiaramente schizofrenico che fa della schizofrenia la sua fonte di megalomania; il monaco che gli appare nelle visioni continua ad adularlo, a complimentarsi con lui per la sua intelligenza e gli spiega che le sue allucinazioni sono dovute al fatto che lui è parte degli “eletti”. Il protagonista alla fine se ne convincerà.

Guardate quanto Čechov è critico su un personaggio, a suo parere non credibile, ideato da suo fratello: “la tua Olja è un’offesa”, dice. “ Oltre ad essere una pupattola, è scialba, nebulosa, e in mezzo agli altri personaggi fa l’impressione d’un paio di stivali bagnati e opachi accanto ad altri lucidati a perfezione. Abbi timor di Dio: in nessuno dei tuoi racconti c’è una donna viva, sono tutti budini tremolanti […]. Rifinisci, e non pubblicare su Tempo Nuovo prima d’esser sicuro che i tuoi personaggi sono vivi e che tu non pecchi contro la realtà.

Brevità

Questa è, ovviamente, una delle cose da tenere a mente assolutamente se si vuole scrivere un racconto; essere brevi, e non solo riguardo al numero di pagine. Bisognerebbe proprio evitare di formulare periodi troppo lunghi o contorti se non si vuole rischiare di annoiare chi legge.

È strano, adesso ho la mania della brevità; qualunque cosa legga, mia o di altri, nulla mi sembra abbastanza breve.” (Lettera ad Aleksandr Suvorin, Mosca, 6 febbraio 1889).

C’è da dire che Čechov era anche medico, quindi il tempo che poteva dedicare alla scrittura era poco ed essere breve era per lui piuttosto una necessità oltre che una scelta artistica.

Semplicità

Quello di “essere semplici” è uno dei consigli di scrittura che scaturisce come conseguenza del precedente; se si vuole che il lettore presti attenzione e che le frasi gli entrino subito in testa, tutte quelle descrizioni articolate e troppo raffinate sono da evitare come la peste. Ce lo spiega Čechov con un esempio pratico:

le descrizioni della natura devono essere brevi e à propos. I luoghi comuni, quali ‘il sole al tramonto, immergendosi nelle onde del mare che s’andava oscurando, inondava d’oro purpureo, ecc. ecc.’, ‘le rondini, volando a pelo d’acqua, garrivano allegramente’, simili luoghi comuni debbono essere lasciati da parte. Nelle descrizioni della natura bisogna attaccarsi ai piccoli particolari e raggrupparli in modo che il lettore, chiudendo gli occhi, veda il quadro davanti a sé.” (Lettera ad Aleksandr Čechov, Mosca, 10 maggio 1886)

Essere cronisti, non giudici

Infine, uno dei consigli di scrittura che Čechov sembra ritenere più importanti: scrivere sì di personaggi meschini, ignoranti, orribili eppure non giudicarli. Di nuovo, Čechov ha una visione piuttosto cinica in questo, che consiste nel riportare la realtà così com’è senza abbellirla minimamente ma non solo: il suo parere riguardo a questa realtà non ci è dato saperlo. Čechov è uno scrittore e si limita a scrivere, raccontare se non addirittura riportare; nient’altro, semplicemente perché altro ad uno scrittore non spetta.

Ho scritto ‘Il monaco nero’ senza alcuna idea melanconica, ma con fredda meditazione. M’era semplicemente venuta voglia di presentare la megalomania.” (Lettera ad Aleksandr Suvorin, Melichovo, 25 gennaio 1894).

Bibliografia

Anton Čechov, Né per fama, né per denaro, consigli di scrittura e di vita, a cura di Piero Brunello, Roma, Beat, 2015.

Fonte immagine: caricato da angela, link: https://www.pinterest.it/pin/127226758211994270/

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