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0 In Sovietismo/ Un po' di Russia

Il successore di Stalin: Nikita Chruščëv e la destalinizzazione.

Dalla morte del Segretario all’ascesa del nuovo.

Nei prossimi paragrafi ripercorreremo i primi quattro anni al potere del successore di Stalin: Nikita Chruščëv, analizzando il periodo 1954 – 1958.

Quando si parla dell’Unione Sovietica (intesa come quell’agglomerato di Stati parte di una realtà geopolitica complessa, disomogenea, con confessioni e lingue diverse) è utile conoscere delle date che hanno provocato cambiamenti importanti.

Vediamolo nel dettaglio

Qual è una data importante?

La prima è certamente la notte tra il 24 e 25 ottobre 1917 (secondo il calendario giuliano usato in Russia. Per quello gregoriano è tra 6 e 7 novembre). Infatti è particolarmente importante perché segna la fase finale della Rivoluzione d’ottobre.

Quali effetti provoca?

  • Il primo che si avverte è che la società russa vive uno scardinamento e uno sconvolgimento profondo che interesserà tutti gli aspetti della vita, degli animi e dell’apparato sociale e statale. Introdurrà un concetto nuovo: non più russo ma sovietico.
  • Il secondo effetto che provoca è che determina la fine della lunga fase dell’impero zarista, della dinastia dei Romanov iniziata nel lontano 1613 e si conclude con la morte di Nicola II, ultimo zar, proprio per mano dei rivoluzionari nel luglio del ’18 e parallelamente l’inizio del Sovietismo.

L’assetto statale si trasforma: da Impero a Repubblica. Dallo zar al Segretario di Partito. Da sudditi a cittadini (o compagni).

In aggiunta a quanto detto in precedenza, un’altra data chiave è il 5 marzo 1953.

Ogni studente di Lingua e letteratura russa, ogni appassionato, ogni (aspirante) slavista la deve ricordare come un mantra. È la data simbolo dell’evoluzione dell’Unione Sovietica e dei cambiamenti culturali e politici che la interesseranno.

Questo giorno divenne famoso per un triste evento.

Il 5 marzo muore Stalin (Iosif Vissarionovič Džugašvili 1878 – 1953) a causa di un ictus. A causa di questo avvenimento, la popolazione piomba nello sconforto più totale. L’atmosfera è di sincera commozione. La Russia vive l’evento in modo drammatico: veniva a mancare, di fatto, il punto di riferimento che scandiva i ritmi di ogni aspetto della società sovietica.

Ai suoi funerali parteciparono migliaia di persone. Fin dalle prime ore del mattino fuori dal Cremlino si crearono file chilometriche. Tutti volevano rendergli omaggio. Un’intera nazione era in lutto. Per le strade si respirava una sincera commozione ma anche un misto tra spaesamento e attesa per ciò che avrebbe riservato il futuro. Per la prima volta il Cremlino si svelava ai visitatori.

QUESTA TEATRALITÀ CHE L’APPARATO SOVIETICO AVEVA CREATO INTORNO AI SUOI RAPPRESENTANTI E AD OGNI ASPETTO DELLA VITA QUOTIDIANA SI CHIAMA “ЗРЕЛИЩЕ”, (ZRELIŠČE SPETTACOLARIZZAZIONE, TRAGEDIA).

Nel 1955, viene scelto il successore di Stalin: Nikita Chruščëv.

Egli attuò una svolta nell’assetto politico, percepita come segnale incoraggiante dagli altri Paesi. Essi auspicavano una distensione nei rapporti diplomatici. L’occasione arriverà con l’organizzazione del XX Congresso del Partito Comunista dell’URSS, convocato a febbraio del 1956.

Per la prima volta il Segretario condannava il regime di terrore adottato da Stalin, la violenza, le “Grandi Purghe” (1936 – 1938), gli errori strategici compiuti durante la guerra. Tuttavia, non menzionava i crimini risalenti al primo Piano Quinquennale (Пятилетки СССР 1928– 1932). Chruščëv compì un atto “rivoluzionario” almeno in linea teorica.

Quel Congresso sembrò mostrare un segnale di apertura. Inoltre, divenne famoso per la celebre dichiarazione sulla “coesistenza pacifica”. Ossia, la linea da seguire nella politica estera e affermando che la lotta contro i Paesi Capitalisti (ritenuta necessaria e pilastro fondante del Comunismo) non era inevitabile.

Inoltre un altro evento significativo si verificò a porte chiuse in un discorso (che rimase segreto e non venne divulgato) di quattro ore. Chruščëv, successore di Stalin, denunciò il culto della personalità di Stalin, i crimini da lui commessi e avviò un processo di destalinizzazione.

Perché in linea retorica?

Perché Chruščëv non poteva riconoscere migliaia di vittime tra lavoratori e cittadini comuni. Tale riconoscimento avrebbe delegittimato il Partito e l’intero sistema sociale e statale. In più, avrebbe reso agli occhi dei sovietici il Partito artefice, mandante, colpevole di crimini contro l’umanità.

In altre parole Stalin, i dirigenti della polizia politica, la Čeka e una cerchia ristretta di fidati collaboratori venivano accusati di tutti gli orrori e le violenze di quel periodo. Il mito di Stalin cessava d’esistere, il suo successore Chruščëv tentava di far andare avanti il suo Paese. Contemporaneamente ci fu un altro segnale di grande portata simbolica. Dopo questo atto da parte di Chruščëv, iniziarono le riabilitazioni di alcune vittime del terrore, le amnistie, le liberazioni.

Che settori vissero questo cambiamento?

Alcuni interessarono anche la sfera culturale. Ad esempio: i testi di Dostoevskij ritornarono nelle biblioteche. Anche Bulgakov fu uno dei tanti scrittori riabilitati. Vladimir Pomerancev pubblicò un articolo su “Novyj Mir” Sulla sincerità in letteratura dove affermava che il letterato deve scrivere ciò che pensa in realtà.

Questo articolo riscosse un successo enorme. Gli intellettuali rivendicavano il diritto alla realtà. Ciò vuol dire che potevano scrivere e rappresentare la realtà che loro percepivano come tale, nella loro invidualità e che poteva anche non coincidere con quella ufficiale diffusa dal Partito. Finalmente si creava una rottura con il Realismo Socialista e (in senso metaforico) con le istituzioni.

Un altro segnale incoraggiante?

La pubblicazione del racconto Ottepel’ (Disgelo) di Il’ja Grigor’evič Ėrenburg, all’inizio del 1954 sulla rivista “Znamja” (Vessillo). Il titolo diventò il paradigma per definire il periodo in cui il Segretario Generale Nikita Chruščëv era al potere. Un “Disgelo” in epoca di guerra fredda, caratterizzato da atteggiamenti contraddittori in politica, che offrivano però una maggiore libertà d’espressione anche nelle Arti, pur nella durezza di un regime totalitario.

Invece il cinema come cambiò?

La mera propaganda retorica lasciò il posto ad un linguaggio più moderno. Le storie d’amore erano più vere, più spontanee. Le bandiere rosse non comparivano più ovunque. Le marce solenni neanche. I sentimenti venivano resi più umani e la quotidianità riluceva in modo nuovo.

E dopo?

Nel 1952, il corrispondente estero della “Pravda” Boris Izakov scoprì The Old Man and the Sea di un emergente scrittore americano destinato a far parlare a lungo di sé. Izakov fu uno dei pochi ad essere autorizzato dal governo a viaggiare oltre frontiera e a leggere notizie del mondo occidentale (capitalista).

Infine, nel 1955, dopo il II Congresso degli Scrittori, nacque la rivista ”Inostrannaja Literatura” (Letteratura Straniera) che avrebbe tradotto e pubblicato opere straniere. Questa rivista è un chiaro segnale dei piccoli passi di parziale apertura verso l’Occidente voluti da Chruščëv, il successore di Stalin.

Ne parleremo ancora in futuro.


Bibliografia:

Cigliano Giovanna, La Russia contemporanea. Un profilo storico. Roma, Carrocci Editore, 2016.

Colucci Michele, Picchio Riccardo, a cura di, Storia della civiltà letteraria russa, vol. II, Torino, UTET, 1997.

Piretto Gian Piero, Quando c’era l’URSS. 70 anni di storia culturale sovietica, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2018.

Fonte immagine:

http://www.storiain.net/storia/la-morte-di-stalin-secondo-kruscev/

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