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0 In Poesie/ Sulla settima arte

Paterson, Prévert e il topos dei fiammiferi

Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans mes bras.
 

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

J. Prévert, Poesie d’amore (Parma, Guanda 1991)

We have plenty of matches in our house
We keep them on hand always
Currently our favourite brand
Is Ohio Blue Tip
Though we used to prefer Diamond Brand
That was before we discovered
Ohio Blue Tip matches
They are excellently packaged
Sturdy little boxes
With dark and light blue and white labels
With words lettered
In the shape of a megaphone
As if to say even louder to the world
Here is the most beautiful match in the world
It’s one-and-a-half-inch soft pine stem
Capped by a grainy dark purple head
So sober and furious and stubbornly ready
To burst into flame
Lighting, perhaps the cigarette of the woman you
love
For the first time
And it was never really the same after that
All this will give you
That is what you gave me
I become the cigarette and you the match,
Or I the match and you the cigarette
Blazing with kisses that smoulder towards
heaven.

Abbiamo molti fiammiferi in casa nostra
Li teniamo a portata di mano, sempre
Attualmente la nostra marca preferita
è Ohio Blue Tip
Anche se una volta preferivamo la marca Diamond
Questo era prima che scoprissimo
I fiammiferi Ohio Blue Tip
Sono confezionati benissimo
Piccole scatole resistenti
Con lettere blu scuro e blu chiaro bordate di bianco
Con le parole scritte
A forma di megafono
Come per dire ancora più forte al mondo
“Ecco il più bel fiammifero del mondo
Il suo stelo di tre centimetri e mezzo in legno di pino
Sormontato da una testa granulosa viola scuro
Così sobrio e furioso e caparbiamente pronto
A esplodere in fiamme
Per accendere, magari, la sigaretta della donna che
ami
Per la prima volta
E che dopo non sarà mai più davvero lo stesso
Tutto questo noi vi daremo
Questo è ciò che tu hai dato a me
Io divento la sigaretta e tu il fiammifero,
O io il fiammifero e tu la sigaretta,
Risplendente di baci che si stemperano
nel cielo.

Dal film Paterson

Ho recentemente visto un film di Jim Jarmusch che, data la mia passione per la letteratura e la poesia, mi ha travolto positivamente. E mi ha fatto riflettere su cosa sia realmente la poesia. È un luogo in cui possiamo creare senza limiti, senza pregiudizi, senza aspettative. Un luogo ove è possibile essere se stessi. Anche se fuori è tutto uguale, grigio, tetro o malinconico, la poesia a un tempo ci libera e ci tiene uniti, ed un particolare diventa universale.

Mario Ruoppolo de Il postino soleva dire che “la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”. Quando un poeta decide di pubblicare i suoi versi, essi diventano parte di una universalità di emozioni, pensieri e sensazioni.

Il protagonista di questo film, tuttavia, è un poeta mancato, di quelli che scrivono non per veder pubblicata la propria opera, ma per sopravvivere e per dar voce a un’eco del sé inascoltato. Scrive poesie d’amore dedicate alla compagna, ed emerge il lato più sentimentale di una persona qualunque, di un autista di autobus. Paterson, il cui nome curiosamente è lo stesso della città in cui vive e che ha dato i natali a illustri poeti, ha assaporato per anni la lettura del suo autore preferito e ha fatto del suo quotidiano una esperienza meno monotona.

La sua storia si apre con una breve poesia sui fiammiferi, evidente richiamo a Jacques Prévert e al simbolismo, alla carica sensuale e mai volgare di un grande cantore dell’amore. Sebbene la poesia di Paterson sia molto semplice, come le altre che scrive nel corso del film, esse sono in grado di accendere qualcosa, e di coinvolgere nel suo stato d’animo, proprio perché la poesia è anche e soprattutto partecipazione.

In una delle scene finali, il protagonista incontra un uomo giapponese originario di Osaka, che si rivela poi essere un poeta molto interessato agli scrittori di Paterson. Si tratta di un dialogo breve ma significativo, una frase mi è rimasta in mente più di altre:

“Leggere la poesia in traduzione è come fare la doccia con l’impermeabile”.

Ed io, che spesso non sapevo (o comunque non alla perfezione) la lingua madre dei miei poeti preferiti, ho riso, ma ho anche preso coscienza che il filtro di una traduzione, ancorché bellissima, fa perdere l’aroma del leggere nella lingua originale.

È un film che consiglio a tutti coloro che sono appassionati di poesia, o ai poeti in erba. 

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